1 dicembre 2014

Palmanova, secondo tentativo

La città stellata
Domenica 16 novembre arrivo a Palmanova per riprovare la mezza maratona (km 21,0975) che due anni fa avevo abbandonato al km 11.
Le strade sono ancora bagnate dalla pioggia ma spunta il sole, più esattamente spuntano le uniche quattro ore di sole in un mese di pioggia. Bel colpo.
Incontro il mio amico Massimo che è insieme al suo amico Emiliano, che tra poche ore diventerà anche mio amico. Sono due che vanno il doppio di me.
I disabili partono 10 minuti prima, gli handbikers volano via e quindi, con la mia Easybike, ho qualche chilometro di splendida solitudine.
A partire dal chilometro 6 cominciano a superarmi, prima i top runner e poi il gruppone di qualche migliaio di partecipanti. Forte della mia bandierina arancione, mantengo il centro della carreggiata evitando di spostarmi sul margine, dove si fa più fatica, come avevo fatto due anni fa. Capisco di non dare fastidio perché molti, sorpassandomi, mi dicono "Bravo" e mi danno una pacca sulla spalla. Uno me la dà sul petto, facendomi pensare: "Almeno dammela in senso di marcia!"
Intorno al km 8, ancora vivo

Tutto liscio fino all'11. Ancora in buona forma infilo Merlana, la minuscola frazione dove due anni fa ero stramazzato. Capisco che questa volta è un'altra storia. Leggermente affaticato guadagno il 12, dove iniziano 7 km di leggerissima discesa. In certi tratti posso smettere di pedalare e andare avanti un po' di rendita, una manna.
Al 13 mi raggiunge Emiliano, mi saluta e chiede se vogliamo finirla insieme. Gli faccio notare che prevedo di metterci un'eternità, ma lui insiste.
Al 16 arrivo di buon passo, poco sopra i sei minuti a chilometro. Qui comincia l'avventura, perché in allenamento non ho mai fatto più di 16 km. E infatti sento diminuire le forze e, senza opporre resistenza per non scoppiare, lascio che il ritmo cali a dieci minuti a chilometro, paragonabile a una camminata veloce. Faccio un breve rifornimento (tè caldo zuccherato e mezza banana) e inauguro una decina di micro-soste tipo semaforo (meno di un minuto), giusto per riposare le braccia e raddrizzare la schiena, perché il busto si è messo a inclinarsi in avanti e a sinistra.
Fondamentale è Emiliano che mi parla e mi incoraggia. Continua a ripetermi i chilometri fatti e quelli che restano. Ogni volta gli faccio notare che la somma è inferiore a 21, ma lui mi rassicura che: "Gli altri non si contano".
Il 17 e il 18 sono i peggiori, anche perché il traguardo è ancora lontano. Procedo lentamente ma procedo, l'idea di ritirarmi non mi sfiora. Emiliano continua a dire "Ormai è fatta" e ogni volta che prendiamo un rettilineo mi rassicura che: "Dopo la curva troveremo il cartello del prossimo chilometro". So che inventa, ma mi fa piacere.
Mi cambia il rapporto due o tre volte, perché il mio pollice destro non ce la fa. Mi spinge per superare un dosso di 2 metri e in una salitaccia (l'unica) di altri 20 metri, e basta.
Dal 19 si fa più semplice, perché si respira l'aria del traguardo, si vedono concorrenti già arrivati che passeggiano con la medaglia al collo.
Un certo Fabio mi chiede se ho bisogno di una mano. Ringrazio ma voglio finirla da solo. Allora mi chiede come mi chiamo e poi ogni volta che passiamo vicino a un gruppo di spettatori, urla: "Facciamo un applauso a Leonardo! Forza Leonardo!". E funziona.
All'ultimo chilometro rientro nella città stellata e mia moglie mi aspetta sulle mura per farmi questa foto.

Con Emiliano sempre al mio fianco
Vedo la piazza... ce l'ho fatta!
In 2 ore, 28' 46": 74 secondi (dico settantaquattro secondi) prima del tempo massimo!
La più rosea previsione.

Sudata




[continua in CORSE]




*    *    *

E adesso chi mi ferma più?
La Cristoforetti va sei mesi nello spazio a fare esperimenti anche sulla sclerosi multiplaServe una cavia?
Arrivooooooo!