21 marzo 2010

Maratona di Roma


Siamo arrivati in fondo e nessuno dei 3 (io Valerio sedia) era distrutto. E in poco più di 5 ore, ben prima del tempo massimo, che era il nostro obiettivo. La cosa più dura, anche dei 42,195 km, sono state le 9 ore filate sulla sedia a rotelle. La più bella, la partenza. O meglio fare i Fori Imperiali ed entrare a piazza Venezia in testa (foto a sinistra), da soli come in fuga, con la gente tutta per noi che applaudiva. Infatti, eravamo partiti con i disabili 5' prima degli altri. Solo che gli handbiker vanno a 40 all'ora e quindi per un paio di km siamo rimasti in mezzo tra loro e i podisti. Abbiamo corso questi 2 km da solissimi, col vuoto davanti e dietro, con la nostra mega sedia nuova bianchissima. La gente aspettava i top runner e invece vedeva arrivare noi che arrancavamo dignitosi nella nostra specialità unica della "sedia-spinta" e tutti urlavano e applaudivano. Irripetibile.

Poi giù fino a San Paolo, superati piano piano da 10.000 persone, categoria dopo categoria: bravi, bravini, umani. Almeno uno su 10 ci dava una pacca, la mano, un'offerta di spinta (sempre declinata da Valerio fino al km 30). Più si andava avanti e più i decibel degli incitamenti si abbassavano fino a diventare "b-r-a-v-i" sussurrati. (Nella foto, al Gasometro sull'Ostiense hanno ancora la forza di incitarci).

Valerio spingeva e io facevo foto e tenevo le pubbliche relazioni, in francese spagnolo inglese. In pratica ripetevo tutto quello che mi dicevano: super super, alé alé, bravò bravò. Alla fine non sapevo più che rispondere e dicevo: "andrei anche più forte se questo non si fosse attaccato dietro". Ai bambini del pubblico davo il 5 (saltando i genitori che me lo offrivano: "tu non sei un bambino!"), alle turiste bionde baci a distanza.

Ci siamo fermati a dare la mano a un ragazzo tetraplegico, anzi l'abbiamo praticamente investito dall'entusiasmo tanto che il padre ci ha chiesto se avevamo il Cid. A parte due o tre belle discese fatte da solo, il mio compito era quello di non creare ulteriori problemi (da dovermi fermare) e tenere su il morale di spingitore e vicini. Avrei anche dovuto segnalare le buche ma ce n'erano così tante che Valerio doveva tenerle d'occhio da solo in continuazione. E' stato bravissimo, non si è mai lamentato o demoralizzato, nemmeno dopo che gli è venuto il crampo. E ha sempre chiacchierato, anche quando era più stanco. La sedia era molto comoda e nei pochi tratti di asfalto decente avrei potuto anche giocare a scacchi, scacchiera magnetica ovviamente. Abbiamo rischiato di capottare una sola volta attraversando le rotaie del tram, ma altro che "6 km di sampietrini" come ci avevano detto gli organizzatori! Sui sampietrini e in salita perdevamo e in pianura recuperavamo, quindi tanta gente la incontravamo più volte e ci chiedevamo come andava.

Intorno al 15 Valerio mi dice: "ricordati bene questo momento", e io "perché?", "perché è il primo sorpasso che facciamo" (a spese di una giapponese che poi ci ha ripassati). Mi torna in mente il "siamo abbastanza ultimi" sentito alla Roma-Ostia. Trascinati dalla folla dei bravi e bravini siamo andati più veloci del previsto per i primi 25 km (sempre sopra gli 8 all'ora). Intorno al 15 abbiamo fatto alleanza con Flavio di Bologna, ottimo personale ma problemi di cartilagine: compagno ideale, andava piano per il dolore alle ginocchia ma aveva fiato da vendere per chiacchierare. Gli ho offerto le mie cartilagini per 20 euro, visto che a me non servono, un ottimo affare, "usate pochissimo". Ci siamo detti che saremmo arrivati insieme tutti e tre aiutandoci a vicenda. Lui soffriva in discesa e meno in salita, così ogni tanto dava il cambio a spingere, come quando Valerio si fermava per stirare il crampo che gli è venuto intorno al 30.

Ci aiutava ai rifornimenti perché se accostavamo ai tavoli rischiavamo di prendere qualche caviglia visto che tutti si fermavano intorno. Praticamente prendeva le nostre ordinazioni e ci faceva il cattering di acqua banane arance biscotti.
Intorno al 20 abbiamo fatto un bel pezzo con Marinella di Torino, una recordwoman di 52 anni che si faceva tranquillamente la maratona in 4 ore e mezza PALLEGGIANDO UN PALLONE DA BASKET! Ci ha raccontato i suoi record, compresi la 24ORE SUL TAPIS ROULANT, la maratona AL SETTIMO MESE DI GRAVIDANZA (con l'ok del suo ginecologo, dice) e i 200 METRI SUI TACCHI A SPILLO. Belle anche 2 amiche over50 di Biarritz, una poi si è ritirata a piazza di Spagna e c'è dispiaciuto tanto. E bellissime le messicane, una voleva sedersi su di me, il tizio operato a febbraio che ha detto alla moglie che doveva venire per "smaltire l'anestesia" e il sardo che per farci una foto con la mia macchina fotografica è scattato 2 volte in avanti (a metà maratona sono 2 grandi regali). Eccola:
In formato triangolo Flavio-Valerio-Leo siamo tornati in piazza Venezia. Su via del Corso oramai eravamo diradati e alcuni camminavano e, anche se la strada era sempre transennata, ci confendevamo un po' con chi faceva shopping.
Questa categoria di corridori in cui ci trovavamo aveva un pregio: non guardava l'orologio, aveva solo l'obiettivo di arrivare in fondo. Non si respirava competizione ma solo solidarietà e tanta fatica. Bella gente, tutto il contrario dello stereotipo dell'italiano svaccato su divano che guarda il Grande Fratello. Navona, Trevi... su e giù sui sampietrini, peggio di una campestre.

Tornati la terza e ultima volta a piazza Venezia scendendo (evvai!) da via Battisti ormai era fatta "anche perché se adesso si rompe la sedia ti porto all'arrivo in braccio", ha deciso Valerio. A 500 metri dall'arrivo, contrariamente alle mie previsioni di tele-sportivo, Valerio rallenta e spiega: "adesso godiamocela tutta". E ha perfettamente ragione: subito dopo il traguardo il gioco finisce, si parla di cellulari, treni, mangiare e logistica di rientro a casa (problema superato da Valerio che decide per i piedi perché "che vuoi che siano altri 3 km"). Dopo 9 ore scendo dalla sedia a stiracchiarmi a terra. Sono stanco, perché in tutta la mia vita, prima infanzia compresa, non ho mai detto "applaudevano". Questa volta sì.

Ultima chicca: in classifica ufficiale risulto 56.mo. Ma solo perché mi hanno considerato tra i disabili (che erano 56).
5 h 13' di avventura, amicizia e anche psicoterapia.
Perché a far imprese folli (lo è stata anche per me, e infatti non c'era nessun altro che l'ha fatta nelle mie condizioni: di Valerio ce n'è uno, d'accordo, ma anch'io c'ho messo qualcosa) una cosa la si guadagna: dopo una maratona le fatiche e gli ostacoli di tutti i giorni sembrano molto molto più piccoli.
E, visto che non si possono rimpicciolire nella realtà, ridimensionarli nella mente è tutto quello che si può fare, e non è poco.

Qui (a 1:15 dopo gli sportivissimi politici) ci si vede bene alla partenza dietro gli handbiker, io applaudo e alzo le braccia alla partenza, Valerio dietro ha la canotta gialla applaude e spinge.
Qui siamo sotto il Campidoglio al km 1, ancora soli davanti a tutti.