01 marzo 2012

Istruzioni a rotelle / 1: Know Your Chair!


PRIMA LEZIONE: Know Your Chair!

Se le gambe non ti funzionano più, devi fare due cose: uno, smetterla di lamentarti, due, imparare a usare la sedia a rotelle.

Smetterla di lamentarsi non vuol dire accettare la cosa, che viene dopo, vuol dire solo smetterla di avere comportamenti inutili, fastidiosi e debilitanti, uscire dal letto. Prima, in effetti, potevi fare 1000 cose (anche se ne facevi tre) e ora puoi farne solo 500. Falle. Quando le avrai fatte tutte avrai diritto di lamentarti, prima no.

Se ci riesci passa al punto due, che vuol dire: nel caso fossi costretto a muoverti a cavallo, che faresti? Te ne sceglieresti uno bello e bravo, impareresti tutto di lui e a cavalcarlo. Idem per la sedia a ruote, cui non devi nemmeno fare la fatica di dare uno stupido nome tipo Arrow o Shadow.

Imparare a usare la sedia a rotelle è tra il lavoro, lo studio e lo sport. Ci sono anatomia, tecnologia e stile, cose che vanno imparate e affinate con esercizio e strategia. Magari ti farà scoprire di avere più capacità di adattamento di quanto pensavi oppure te l'aumenterà, e magari ti farà sentire meno sfigato di di quando le gambe funzionavano. Più imparerai a muoverti in sedia a rotelle e più ti sarà facile accettare la cosa, che è il traguardo più importante. Ma ora è presto, ne parleremo più avanti. Torniamo alle sedie.

Per prima cosa devi sceglierla bella. Smettila di cercare su Internet la cura della tua malattia - che non c'è - e mettiti a sfogliare cataloghi di sedie a rotelle.
Le più belle costano un po', ma circa metà te la passa lo stato. A tirare fuori l'altra metà ti aiuterà pensare che non devi più spendere in moto, bici, sci e altri giocattoli non accessibili. Ricorda anche che l'indennità di accompagnamento serve a te e non a mantenere i parenti disoccupati.
Le più belle si chiamano rigide ultraleggere. Non si piegano a soffietto ma ingombrano poco lo stesso: le ruote si tolgono in un attimo, lo schienale si abbatte e stanno in qualsiasi utilitaria, nel bagagliaio o su un sedile. Se ti propongono un giro in macchina, non ti devi preoccupare che sia un macchinone, devi solo assicurarti che ci sia un posto in più (oltre che per il tuo sedere). Ci sono handy-single in Smart, che viaggiano con la sedia sul sedile del passeggero. Le rigide sono fatte da un tubo unico, meglio se di titanio, e hanno poche giunture, sono indeformabili, leggere - anche a vedersi - e non si rompono. Se ti chiedono stupiti: "Ma come, non piega?" rispondi orgoglioso: "No, è come una bici da corsa, non una Graziella".

Per assomigliare più a Joe Swanson che a un carrello del supermercato ti servono anche: copertoni tutti neri, leggera campanatura (inclinazione delle ruote), niente braccioli né copriraggi, schienale basso, pedana e manopole minime. Per un mese ti concedo di usare il ruotino posteriore antiribaltamento, ma appena ti senti toglilo, che ha la grinta di una bici con le rotelle. E chiamala "sedia", perché le carrozzine ce le hanno i neonati.

Test di comprensione: quale delle due sedie a sinistra renderebbe meglio in uno spot sull'eutanasia?



L'unica cosa brutta dello stare in sedia a rotelle è la statura, che crolla a un metro e 40. In compenso, da quell'altezza si fanno meglio le foto e si guardano bene, se piacciono, le tette delle amiche. Al bar e dal panettiere è dura farsi avanti, ma se ti trascurano consapevolmente sappi che la pedana sul tallone di chi ti ignora fa malissimo.

Una volta sulla sedia, le prime cose da imparare sono due: salire sui marciapiedi e i trasferimenti, cioè i passaggi da e per la sedia a rotelle. Se no son dolori. Non sono cose difficili e, tutto sommato, sono anche le uniche. Se ci salite dopo i trent'anni non avete speranza di diventare acrobati ma ve la potrete cavare egregiamente, fare tanta strada, affrontare marciapiedi e portoni dell'800 e sorpassare pedoni normali, che dà molta soddisfazione. E tutto questo pensando ad altro, proprio come quando hai imparato bene ad andare in macchina o in bici. Se poi tutto questo lo impari in Italia è un master avanzato, perché all'estero è tutto più facile.

Marciapiedi e trasferimenti ve li spiegherò alla prossima puntata.

Nelle successive parleremo di meccanica minima di sopravvivenza, accessori, abbigliamento, ginnastica per la sedia, istruzioni da dare agli spingitori.

(vedi la sezione Istruzioni)


DIARIO POST-ZAMBONATA

DOPO QUATTRO MESI. Se non avessi gli acciacchetti invernali credo che sarei in forma più che buona. Purtroppo gli effetti positivi dell'intervento passano, ma non del tutto: per esempio, scrivo a mano nettamente meglio di prima. La causa pare sia la re-stenosi: le vene, dilatate con l'intervento, dopo un po' tornano come prima. E non ci sono - ancora - stent (dilatatori fissi) buoni: quelli che si usano per le arterie non vanno bene per le vene. Su, cosa aspettate a costruirli?