01 febbraio 2013

Sfortunatus


Lubiana, 2012: con "SAN" per esteso suonava meglio
Non mi è mai veramente fregato molto di come gli altri chiamano il fatto che per muovermi uso la sedia a rotelle.
Ho sempre lasciato la massima libertà di espressione pensando che la lingua italiana sia abbastanza ricca per trovare un qualsiasi buon compromesso tra “storpio” e “diversamente abile”.

Pare invece che la questione sia importantissima, mondiale, tanto da richiedere l'intervento dell'Onu.
Che sia uno stratagemma per distogliere gli utenti dal problema delle pedane dei mezzi pubblici?

Il Corriere della Sera spiega che “le parole mostrano la cultura, il grado di civiltà, il modo di pensare, il livello di attenzione verso i più deboli” (e intanto, en passant, ci dà dei "più deboli", giusto per mostrare il suo modo di pensare a noi).
Forse si riferisce al loro dizionario dei sinonimi e contrari online, dove agghiaccianti sono non tanto i sinonimi di handicappato (svantaggiato, portatore di handicap, disabile, invalido, menomato, minorato) ma i contrari: fortunato, sano, normale!

Ancora il Corriere informa che “dal 2007 una convenzione dell'Onu (ratificata dall'Italia nel 2009) ha dato un'indicazione fondamentale: parlate di uomini o donne con disabilità. Dire disabile significa concentrare l'attenzione sulla condizione e non sulla persona”.
Sì, è giusto non concentrare l'attenzione su quella cosa lì, ma usare una parola sola anziché tre non è forse meglio, proprio per non concentrare? E allora, mi dici quale sarebbe questa parola giusta? No, non la sa.
Dice solo che disabile non va bene perché indica "qualcosa che non funziona". Ha ragione, quante volte abbiamo detto: "Mi è caduto il cellulare in acqua e adesso è disabile".

In realtà la convenzione Onu non dice come vanno chiamati quelli come me, si limita a usare il termine “persons with disabilities”, la famosa espressione che ha commosso i giornalisti buoni del Corriere della Sera.
Una volta tanto preferisco la traduzione italiana: “persone con disabilità”.
L'italiano, se non altro, contempla la possibilità che ne abbia una sola.